Se vedi questo testo, significa che navighi questa pagina con un Browser non aggiornato o non in linea con gli standard del W3C (collegamento esterno), oppure hai disattivato i fogli stile CSS che servono a visualizzazre la forma grafica di questa pagina. Puoi continuare a navigare questo sito senza problemi, ma non puoi vedere la grafica che aiuta nella navigazione.



Collegamenti veloci


Collegamenti principali


L'Era della quasi-famiglia

Scritto il 18 Gennaio 2009 alle ore 10:02:58 da effekap

“L’era della quasi famiglia” di Pascal Bruckner (Il sole 24 ore Domenica,14.12.2008) è un articolo che spesso ho sognato di scrivere. Già dal titolo attraente con quell’avverbio “quasi”, discreto e sornione collocato prima del sostantivo” famiglia”, suscita l’immediata curiosità del lettore.
Sessantunenne, raffinato e prolifico scrittore, convinto sostenitore dei cosiddetti “nouveaux philosophes”, Pascal Bruckner ha pubblicato “Paris,la tentation de l’Inde”, Lunes de Fiel, da cui Roman Polanski ha tratto l’omonimo film, “Le voleurs de beauté “ ( Prix Renaudot in 1997) e di recente “ La tyrannie de la pénitence” dove svela il suo sconfinato autocriticismo verso il pensiero occidentale.

L’era della quasi- famiglia è un’analisi, tanto più preziosa in quanto spietata, di una istituzione in crisi nella società moderna.

Meravigliosa è la capacità di Bruckner di descrivere il tumulto emotivo e la confusione interiore che comporta la separazione dei genitori sui figli, che spesso diventano i “quasi- figli di coppie ricostituite”. In proposito, trovo questa annotazione folgorante di Giuseppe Pontiggia nell’Album di luglio 2001 : "Ci sono ossimori di cui non si accorge nessuno. Uno è: un matrimonio riuscito.”

Bruckner arriva al cuore del problema e lo spiega non con fuorvianti sinonimi

ma con una suggestiva metafora: la casa di un tempo è vista come una prigione

che pesava su di noi come una cappa di piombo, mentre quella di oggi è

rappresentata da una tenda bucata che lascia passare l’aria e la pioggia.

“Famiglie vi odio ! Focolari chiusi, porte serrate, geloso possesso della

felicità” questa famosa apostrofe di Andrè Gide mi richiama alla mente

un beffardo aforisma di Karl Kraus “ la vita familiare è una interferenza nella

vita privata”.

Celebrando invece la crescita esponenziale della vita privata dell’era moderna Bruckner a sua volta esorta a sfumare l'affermazione di Luc Ferry: "Famiglie vi amo!" con "Famiglie vi amo ma a tempo parziale", mettendone in luce il carattere ambivalente: “rifugio e prigione allo stesso tempo, luogo in cui si soffoca e si cerca sicurezza”.

Sappiamo che la mutua assistenza di tanti coniugi era volta sia a intensificare sia a preservare la nevrosi che li univa. Per contro oggi si vuole la solidarietà senza la dipendenza, l’autonomia senza la solitudine, il legame senza il guinzaglio.

Vorrei concludere questo giro d’orizzonte che Bruckner riserva alla quasi-famiglia scegliendo almeno una opportunità offerta dalla nostra epoca: la vita collettiva facoltativa in occasione delle feste comandate che permette di gustare il calore di famiglie piene di individui disseminati in ogni parte del mondo. Come se per lo spazio di una sera e di una settimana la famiglia fosse messa al servizio dell’individuo. La vera indipendenza non è l’isolamento del misantropo, ma la moltitudine dei legami.

Per questi paradossi Bruckner non offre formule miracolose, né  prevede soluzioni vicine nel futuro. Forse la soluzione di questi problemi verrà proprio dai più giovani che, testimoni silenziosi ma acuti, potranno insegnare a guardare la vita da molte finestre: nessuna e’ necessariamente limpida o opaca, più o meno deformante rispetto ad una qualunque delle altre. Tutte sono rivolte al futuro.

Una parabola indiana afferma :“ persino l’uomo aggrappato ad un arbusto

che sta per cedere sull’orlo di un baratro non può fare a meno di guardare

una fragola rossa che si offre gustosa ai piedi di quell’arbusto”.

 

 

Tag: la quasi-famiglia, legami, pascal Bruckner, pontiggia,